Com’è nato il vino Chianti Classico?



L’affascinante storia della nascita della formula del Barone di Ferro.

1872, alla ricerca del “vino perfetto”, il Barone Bettino Ricasoli fissa nero su bianco la formula del vino Chianti in una lettera indirizzata al Prof. Cesare Studiati dell’Università di Pisa.

Il nome del Barone Bettino Ricasoli e della sua formula originale è rimasto impresso nella memoria collettiva, segnando la storia dell’azienda Barone Ricasoli ma anche del vino Chianti Classico stesso.

Ma come si è giunti a questo importante traguardo?

Frutto di una combinazione magica fatta di un preciso susseguirsi di percentuali – 7/10 di Sangiovese, 2/10 di Canaiolo, 1/10 di Malvasia o Trebbiano – la formula moderna del vino Chianti è un’innovazione importante e  un traguardo per il Barone nella ricerca del vino perfetto.

La formula del Chianti fu inventata, infatti, dopo tre decenni di pazienti ricerche e meticolose sperimentazioni, come risultato di un compromesso tra arte, passione e scienza.

Documentata in 18 quaderni (dove il Barone di Ferro descrive il lavoro, le spese, le ricette) la nascita del Chianti Classico si può definire una vera e propria avventura alimentata da passione, tenacia ma anche tanta sana curiosità.

Indagando tra i preziosi archivi della famiglia Barone Ricasoli si è infatti scoperto il resoconto accurato di un viaggio che il Barone Bettino Ricasoli effettuò nei vigneti francesi nell’autunno 1851 con tappa anche a Londra e alla sua Esposizione Universale.

Con la ferma intenzione di far rientrare i suoi vini nei grandi circuiti commerciali europei del «vino navigato» toscano, quindi adatto al trasporto e all’invecchiamento* dopo essersi trasferito stabilmente al Castello di Brolio, Bettino Ricasoli inizia a meditare l’ipotesi di andare a studiare sul posto le soluzioni utilizzate in altri vigneti europei.

Il 10 settembre 1851 Bettino Ricasoli s’imbarca a Livorno e arriva a Marsiglia due giorni dopo, dove inizia un interessante girovagare per le più importanti città francesi e le più famose tenute vitivinicole per incontrare esperti e nobili amici.

L’obiettivo è quello di scoprire più segreti possibili sui metodi di coltivazione delle vigne così da poterne fare tesoro e se possibile applicarli nella coltivazione delle vigne di Brolio.

Successivamente si sposta in Borgogna e resta sorpreso da come i proprietari terrieri non oppressi dai vincoli della mezzadria, privilegino la qualità sulla quantità e da come ne siano ricompensati dai prezzi elevati, che arrivano a 2.000 franchi la barrique da 225 litri.

Non può trovare che eccellenti vini tanto costosi: un Chambertin del 1842 è giudicato di una «bontà straordinaria », un Volnay del 1844 di colore brillante e con forte tenore alcolico («molto spirituoso »), un Montrachet blanc del 1849 è «molto profumato e grazioso».*

A Parigi, che raggiunge in treno, resta per quattro giorni per sbrigare degli appuntamenti commerciali e politici relativi all’importante colonia toscana e piemontese. Il 25 settembre arriva invece a Londra dove, in tre volte, visita nella sua totalità l’Esposizione Universale al Crystal Palace.

Di quella Esposizione il Barone fa una lunga descrizione nel suo diario, che accompagna con digressioni filosofiche sul rapporto fra il bello e l’utile o sull’alleggerimento delle fatiche dei coltivatori secondo un uso ragionato dei macchinari («né troppo, né poco»), progettando anche di dotare “la sua fattoria di Brolio” di macchine a vapore.

Di ritorno da Londra, dopo una nuova tappa a Bordeaux passando per Parigi, grazie ad un appuntamento con la ditta commerciale “Mestrezat et fils”, appunta invece dettagli interessanti sull’imbottigliamento.

Il 25 ottobre è nuovamente a Brolio. Il viaggio, costatogli 2.148 franchi e 65 centesimi, a quel tempo circa il prezzo di una barrique di prezioso Montrachet, sembra essere stato un prezzo più che accettabile data la sua giusta convinzione che il futuro della viticoltura in Toscana sarebbe passato proprio dalla ricerca della qualità.

*Un barone del Chianti nei vigneti francesi, Bettino Ricasoli (settembre – ottobre 1851) di Gilbert Garrier Professore di Storia Contemporanea -Università Lumière Lyon Il.