Chianti e Chianti Classico: quando “classico” vuol dire diversità



“Chiantis”: tante diverse definizioni per un termine – Chianti – che è sicuramente uno dei più usati per chi parla di Toscana. L’idioma è infatti spesso protagonista di conversazioni incentrate sui più suggestivi paesaggi della regione, ma anche di riflessioni sui vini pregiati prodotti dai vigneti che ne disegnano la trama con le loro variegate geometrie di filari. A quale zona toscana corrisponde esattamente il Chianti? E che differenza c’è fra vino Chianti e vino Chianti Classico?

Vediamolo insieme in questa breve guida ai significati della parola.

Origine del nome Chianti

Allo stato attuale delle conoscenze, non ci sono certezze sull’origine del termine, ma solo supposizioni più o meno basate su fondamenti scientifici.
Nell’Ottocento, il geografo Emanuele Repetti ipotizzò che il termine Chianti derivasse dal verbo latino clango, “risuono”, dal rumore che si creava durante le cacce baronali che avvenivano nei boschi della zona.

Se si accetta l’assonanza con i nomi di alcune famiglie etrusche incisi su iscrizioni funerarie rinvenute nel territorio, l’origine del nome potrebbe essere molto antica, anche se la prima attestazione ufficiale nelle fonti scritte risale soltanto ad un documento dell’XI secolo; si ricorda infatti la donazione di una fattoria “in Clanti”, avvenuta nel 790 d.C. a favore dei monaci di San Bartolomeo a Ripoli, presso Firenze. Fonte: Maria Salemi, Il Chianti Classico, Nardini Editore.

Uno, due… tanti Chianti

Non esiste un Chianti, ma molti Chianti; nel corso dei secoli questa parola è stata affiancata da attributi differenti come: classico, storico, geografico, politico, enologico, ecclesiastico.

Geograficamente il Chianti è quella parte di Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai Monti del Chianti, a sud dalla città di Siena e a ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa; una zona testimone d’eccellenza delle particolarità naturali e culturali che da secoli vi si sedimentano, tanto da essere oggetto, proprio questo anno, di candidatura a Patrimonio Unesco dell’Umanità. Fonte: divini.corriere.it

Nella prima carta della Toscana, realizzata da Girolamo Bellarmati nel 1536, con il nome Chianti viene indicato il territorio corrispondente all’antica Lega del Chianti (giurisdizione autonoma dalla Repubblica di Firenze istituita nel 1384 con la missione di difendere e amministrare l’omonimo territorio per conto della repubblica, corrispondente agli attuali comuni di Radda, Castellina e Gaiole).

In quest’area, abitata prima dagli Etruschi e poi da Romani, si produce da secoli un vino che ne porta il nome almeno dal 1398, come testimoniato da un documento notarile.

La corrispondenza ufficiale tra nome del vino e nome del territorio, che festeggia proprio questo anno il suo Trecentenario, risale invece al 1716, quando il Granduca di Toscana Cosimo III definì i confini della zona di produzione del Chianti nell’ambito di una precisa area fra le città di Firenze e Siena, ponendo le basi per una delle più antiche D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita).

I problemi d’identità si crearono quando la produzione di vino Chianti divenne insufficiente a far fronte alla crescente domanda: in territori limitrofi si cominciò infatti a produrre vino utilizzando sistemi, uve e uvaggi propri dell’area del Chianti. 
Questo vino, inizialmente definito “all’uso Chianti”, venne chiamato in seguito semplicemente “Chianti”.

Questa imitazione in altre aree toscane del vino storico prodotto nella zona geografica del Chianti rese necessaria la nascita di un organismo di controllo, a tutela dai plagi.

In difesa dell’autentico vino Chianti, il 14 maggio 1924 un gruppo di 33 produttori diede vita al Consorzio per la difesa del vino Chianti e della sua marca di origine.

Nel 1932 intervenne anche il governo italiano, istituendo un decreto ministeriale per differenziare il Chianti prodotto nella zona delimitata nel 1716 da tutto il resto, aggiungendovi il suffisso “Classico”. Fonte: chianticlassico.com

Chianti e Chianti Classico: quando “classico” vuol dire diversità…

“Classico” non è un semplice aggettivo: c’è differenza tra dire vino Chianti e vino Chianti Classico. Molti lo ignorano, tanti non sanno darne precisa spiegazione o non attribuiscono il reale peso alla corretta nomenclatura. Classico, come abbiamo visto, significa “il primo”, “l’originale”.

È definito vino Chianti quello prodotto fuori dai confini geografici del Chianti storico, mentre il vino Chianti Classico è quello prodotto all’interno della zona di origine denominata “Chianti”.

Il Chianti Classico, al contrario delle informazioni fuorvianti che si reperiscono nel web stesso, non è una sottozona del Chianti, ma una D.O.C.G. autonoma sin dal 1996.
Chianti e Chianti Classico sono quindi due denominazioni distinte, con disciplinari di produzione differenti, diverse aree di produzione, propri Consorzi di Tutela.

La  zona di produzione D.O.C.G. “Chianti Classico” si estende per 71.800 ettari: è situata al centro della regione Toscana, comprendendo parte del territorio delle province di Firenze (30.400 ettari) e Siena (41.400 ettari).
Ad oggi ne fanno parte – rispettivamente – per la provincia di Firenze, i Comuni di Greve in Chianti, Castellina in Chianti e parte dei Comuni di San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa e Barberino Val d’Elsa; per la provincia di Siena, gli interi Comuni di Radda in Chianti e Gaiole in Chianti e, parzialmente, quelli di Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi.

Le uve devono provenire integralmente da vigneti siti nell’area afferente alla denominazione, così come le operazioni di vinificazione, conservazione e imbottigliamento devono avvenire esclusivamente all’interno della zona di produzione.

La vinificazione avviene con uve Sangiovese per almeno l’80% (fino a contemplare quella “in purezza”, ovvero ottenuta con il 100% di questa uva); gli eventuali vitigni complementari possono essere solo a bacca rossa (autoctoni, come ad esempio Canaiolo Nero e Colorino, ma anche internazionali; molto diffusi in questo caso il Merlot e il Cabernet Sauvignon).

Come riconoscere il vino Chianti Classico

“A vista”, si riconosce dall’abito: ogni bottiglia deve riportare l’indicazione “Chianti Classico” compresa la specifica “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”, presente anche nella fascetta sulla capsula.
Simbolo per eccellenza, da apporre obbligatoriamente in etichetta per chi aderisce al Consorzio del Chianti Classico, il famoso “Gallo Nero”, già storico simbolo dell’antica Lega Militare del Chianti.

Il disciplinare del Chianti Classico è stato concepito per donare ai vini prodotti struttura, complessità e profondità, pur nelle peculiarità dei diversi terroir che lo compongono.

Il colore è rosso rubino ma può divenire, secondo l’origine, intenso e profondo. L’odore ricorda note floreali di mammole e giaggiolo unite a un tipico carattere di frutti rossi e il sapore è armonico, asciutto, sapido, con una buona tannicità e si affina col tempo al morbido vellutato. La gradazione alcolica deve essere di minimo 12,50 %. Il Chianti Classico d’Annata è un vino da apprezzare giovane, ma la Riserva e la Gran Selezione si prestano ad un lungo invecchiamento. Maggiori info sul sito del Consorzio Chianti Classico.

Sempre rosso rubino, il vino Chianti, al contrario del Chianti Classico, prevede una minor percentuale di Sangiovese (70% minimo anziché 80%; 75% minimo per la sottozona “Colli Senesi”) e l’uso di uva bianca {max. 10%} nel taglio del vino.
Viene prodotto in una vasta zona compresa tra le province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena (nel dettaglio, tipologie e sottozone sono le seguenti: Chianti Colli Aretini;Chianti Colli Fiorentini; Chianti Colli Senesi; Chianti Colli Senesi Riserva; Chianti Colline Pisane; Chianti Montalbano; Chianti Montespertoli; Chianti Rufina; Chianti Superiore).

Ad eccezione delle riserve, è un vino da apprezzare nei primi anni successivi alla vendemmia.
La gradazione alcolica deve essere di minimo 10,50%; in alcune sottozone il minimo di innalza fino a 11-11,50%, per raggiungere il minimo del 12,50% nella riserva del Chianti Colli Senesi.